Diritti connessi: le radio italiane non ci stanno

Da qualche settimana le radio italiane sono in fibrillazione, motivo: i diritti sulla musica che diffondono.
Tutte le radio italiane pagano regolarmente i "diritti d'autore" agli artisti, come previsto dalla legge n. 633 del 1941, direttamente alla SIAE alla quale "...è riservata in via esclusiva..." l'intermediazione (art. 180).
Per correttezza ed onesta bisogna dire che stiamo parlando di "diritti d'autore" e non di "diritti connessi" che è tutt'altra cosa e che qualcuno, subdolamente, ha voluto mischiare per confondere i meno conoscitori della materia.
False e mendaci sono, infatti, le affermazioni fatte da taluni soggetti che tendono a screditare le radio accusandole di non voler pagare "un equo compenso". Le radio italiane tutte, oggi, versano alla SIAE circa il 3,5% sul fatturato lordo. Nel complesso svariati milioni di euro all'anno che vanno agli artisti ad essa iscritti.
Le radio italiane si sono, semplicemente e legittimamente, ribellate da una condizione di prostrazione rispetto ad un "soggetto privato" che millanta un'ampia rappresentanza e che ha preteso, e pretende, di incassare direttamente, un diritto riconducibile al "supporto fonografico" sia esso nastro, vinile o cd che nella sostanza gli è già stato pagato all'atto dell'acquisto del prodotto musicale. Una richiesta che si vorrebbe legittimare, oggi pari all' 1% e che domani, con l'avanzata richiesta di "adeguamento", potrebbe arrivare al 4%.
Qualora si dovesse riconoscere ai fonografici tale diritto a vita, le radio, che già versano alla SIAE il 3,5%, saranno costrette a pagare un ulteriore 4%, il cui totale ammonta a ben il 7,5% su fatturato lordo: altro che "equo compenso".
Questo è il rischio per le radio e questo è il motivo, e non la "ritorsione", che ha portato le emittenti, sia  nazionali che locali, a decidere liberamente di non mettere in onda le novità musicali come hanno spesso e quasi imposto le major del disco.
Ciò che dispiace è che alcuni artisti, per puro caso, ne hanno subito le ripercussioni, ma questa è anche la dimostrazione che la Radio è, e resta, il motore della musica.
Legittima è la richiesta delle radio fatta agli artisti di rinunciare ai "diritti connessi" a compensazione della promozione del proprio disco.
E' grave invece il fatto si professi "disponibilità" con posizioni e condizioni "rigide" e che si rifiuti un tavolo di trattative per uscire da una situazione che stà uccidendo l'arte musicale e certamente non voluta dalle emittenti che fino ad oggi hanno sopportato abbassando la testa. E' giusto che alla Radio, ed alle radio, venga riconosciuto il proprio ruolo.
Frattanto, molti artisti e gruppi hanno compreso e condiviso la posizione delle radio riconoscendo loro che effettivamente sono state, e continuano ad essere, il "motore della musica" rinunciando ai "diritti connessi" sottoscrivendo una liberatoria che solleva le emittenti dall'iniqua quanto discutibile "gabella".

 

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